Comitato Permanente
Legge Regionale N. 12/2000
Calendario Civile
Premio Pace Campania
Educazione ai Diritti Umani
La mia scuola per la pace
La scuola dei diritti
Diario della Pace 2009 – 2010
25 novembre 2009
11 dicembre 2009
“Educare allo Sviluppo”
contro le armi nucleari
rassegna stampa
SCATENA LA TUA CREATIVITA' CONTRO LA POVERTA'
La pace a scuola: linee guida per la preparazione dei Piani di Offerta Formativa
News
contro le armi nucleari
La Dichiarazione di Roma contro le armi nucleari delle ONG italiane
1- Noi, organizzazioni ed esponenti della società civile, del mondo scientifico e del mondo politico italiano, che abbiamo a cuore il futuro del mondo e dell’umanità, riuniti a Roma per fare il punto sulla situazione mondiale riguardo le armi nucleari e sulle nostre responsabilità e possibilità di agire per un concreto e totale disarmo nucleare, esprimiamo qui il nostro appello al paese e in particolare al Presidente della Repubblica, al Parlamento, al Governo.
2- Il pericolo maggiore per l’umanità risiede nella sottovalutazione del potere, reale ed effettivo, delle armi nucleari di mettere definitivamente fine alla specie umana. Più di 20mila testate esistono ancora oggi nel mondo. Di queste, circa duemila sono pronte al lancio immediato e irreversibile. L'incubo dell'olocausto nucleare, purtroppo rimosso dalla consapevolezza dei più forse proprio a causa della sua insopportabile natura, può divenire pertanto realtà in ogni momento.
3- Viviamo su un meraviglioso e fragile pianeta, insieme a tante altre forme di vita uniche, irripetibili e interdipendenti. Le terribili conseguenze dell’uso di armi nucleari non potrebbero essere limitate in nessun modo e riguarderebbero indistintamente tutti. È necessario che l’umanità sviluppi la consapevolezza che la loro micidiale capacità di portare all’estinzione la specie umana fra atroci sofferenze rende le armi nucleari un male assoluto e che, finché esisteranno, nessuno al mondo potrà essere al sicuro.
4- L'opzione zero è dunque l’unica possibilità. Finché esisteranno armi nucleari vi sarà sempre il pericolo che, prima o poi, vengano usate: per volontà politica, per scopi terroristici o per errore. È solo questione di tempo. L'unica vera precauzione è eliminare fisicamente la sorgente del pericolo: le armi stesse. Esistono metodi tecnici e percorsi all'insegna della massima trasparenza che permettono lo smantellamento degli arsenali senza che, in nessuna fase, la sicurezza delle nazioni venga diminuita.
5- Per lo smantellamento totale degli arsenali nucleari sono necessari strumenti giuridici internazionali, vincolanti, che rendano illegale lo sviluppo, il possesso, l'uso e la minaccia d'uso di armi nucleari. Alcuni di questi strumenti – come il Trattato di Non Proliferazione (NPT) - già sono in vigore dal 1970 e devono essere rispettati, in particolare per ciò che concerne gli stringenti obblighi di cui agli artt. 2 e 6, solennemente ribaditi nel 1996 dalla Corte Internazionale di Giustizia che stabilisce: “Esiste un obbligo di perseguire in buona fede e concludere negoziati che conducano a un disarmo nucleare globale sotto un rigido ed effettivo controllo internazionale”.
6- Altri strumenti – come una Convenzione per la messa al bando delle armi nucleari (Nuclear Weapons Convention – NWC) – ancora non sono stati approvati, benché esista un diffuso consenso internazionale, ribadito anche nel documento finale redatto dalla conferenza di revisione del NPT del 2010. Una bozza di NWC è stata presentata nel 1997 (UN A/C.1/52/7) e di nuovo, aggiornata, nel 2008 (UN A/62/650) all’Assemblea generale delle Nazioni Unite: contiene disposizioni dettagliate per la sua attuazione e la verifica a livello nazionale e internazionale; istituisce un organismo internazionale competente per l'esecuzione e la risoluzione delle controversie; indica le procedure per la segnalazione e la gestione delle violazioni: soprattutto, contesta l'idea diffusa che il disarmo nucleare sia un sogno impossibile.
7- Una NWC, proprio perché ne esiste un modello autorevole sul quale già convergono numerosi consensi, potrebbe quindi essere approvata molto rapidamente. Molto dipende dalla volontà politica dei governi, ma un decisivo contributo può venire da azioni di diplomazia parallela. I singoli non sono semplici vittime delle forze della storia. Un compito importante che abbiamo oggi è rinnovare la fiducia nella capacità degli individui, delle organizzazioni pacifiste, delle ONG e delle categorie professionali di affiancare, indirizzare e sostenere la diplomazia ufficiale affinché si impegni concretamente e con ogni mezzo diplomatico a promuovere le trattative per il disarmo nucleare.
8- Convinti del grande potere delle persone, come organizzazioni firmatarie di questa dichiarazione, ci impegniamo a continuare e a intensificare azioni di informazione e sensibilizzazione presso la società civile e presso gli enti di governo del territorio più prossimi ai cittadini, per diffondere consapevolezza sulla minaccia delle armi nucleari. Con ogni mezzo di comunicazione, tramite internet, la stampa, le reti radiofoniche e televisive, le conferenze, le mozioni parlamentari e consiliari degli enti locali, ci dedicheremo a far sì che la volontà popolare raggiunga il Presidente della Repubblica, il Governo e il Parlamento
9- In particolare, chiediamo al Ministero degli Affari Esteri e al Ministero della Difesa di farsi promotori in sede internazionale, nell’ambito delle rispettive specifiche competenze, dell’immediato avvio delle trattative per l’elaborazione del testo definitivo della Convenzione sull’Abolizione delle armi nucleari, promuovendo a tal fine dialoghi tra gli Stati improntati alla fiducia reciproca, alla collaborazione, al multilateralismo.
10- In questa prospettiva, rilevata l’importanza del New Start come strumento cruciale del disarmo nucleare, chiediamo altresì al Governo italiano e ai Governi dei Paesi NATO di ridisegnare la strategia difensiva e nucleare della NATO in modo da non compromettere i progressi rappresentati dal New Start, e di prodigarsi per il coinvolgimento di Francia e Regno Unito in negoziati multilaterali per il progressivo smantellamento di tutti gli arsenali nucleari.
E' tempo di
ripudiare davvero la guerra e la sua preparazione,sostenere la primavera araba e costruire la Comunità del
Mediterraneo,
fermare la guerra in Libia e la repressione in Siria, Yemen,...
gestire l'accoglienza e non i respingimenti,
costruire le città dei diritti umani e non le cittadelle dell'odio e
dell'esclusione,
difendere i beni comuni e cambiare gli stili di vita,
costruire una politica di pace e giustizia,
riscoprire la nostra umanità...
l'1 e 2 luglio 2011
vieni a Perugia
organizziamo insieme
la Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza
dei popoli del 25 settembre 2011
organizziamo insieme
il Meeting dei 1000 giovani per la pace "Pace, lavoro
e futuro"
costruiamo insieme
l'agenda della pace
partecipa al Seminario nazionale
della Tavola della pace
Perugia, Villa Umbra, 1-2 luglio 2011
Leggi il programma allegato
Invia subito la tua iscrizione
al fax: 075/5721234 o all'indirizzo e -mail: info@entilocalipace.it
Per prenotare l'alloggio telefonare allo 075/5722479
Per ulteriori informazioni chiama il
Coordinamento nazionale Enti locali per la pace e i diritti umani: 075/5729926
Visita il sito: www.perlapace.it
www.entilocalipace.it
Ai Sindaci e Presidenti
degli Enti Locali e delle Regioni
in indirizzo
Agli Assessori e ai funzionari incaricati
Oggetto: Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli 25 settembre 2011 - Appello e sollecito adesione
Egregio Signor Sindaco, Signor Presidente,
Le invio l'appello di convocazione della Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli del 25 settembre 2011 e Le rinnovo l'invito a:
1) deliberare subito l'adesione alla Marcia Perugia-Assisi e al Meeting dei "1000 giovani per la pace" che si svolgerà il 23 e 24 settembre 2011 sul tema: "Pace, lavoro e futuro" impegnandosi a promuovere il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini e in particolare delle scuole e dei giovani (in allegato la bozza di delibera);
2) dichiarare la sua disponibilità ad invitare e ospitare nella sua città uno dei rappresentanti dei popoli che parteciperanno alle manifestazioni.
La invito inoltre a partecipare al Seminario nazionale di preparazione della Marcia che si svolgerà l'1 e 2 luglio 2011 a Perugia presso Villa Umbra (www.villaumbra.org/canale.asp?id=14). Il seminario, che rappresenta un'importante occasione di riflessione e di progettazione comune, avrà inizio venerdì 1 luglio alle ore 15.00 e si concluderà sabato 2 luglio alle ore 17.00. Nei prossimi giorni vi invieremo il programma dettagliato dei lavori.
Nella speranza d'incontrare la Sua attenzione e disponibilità, Le invio i più cordiali saluti
Flavio Lotti
Direttore
Perugia, 13 giugno 2011
vai nel download per scaricare i files
Si terrà nei giorni giovedì 19 e venerdì 20 maggio 2011 presso il Complesso Museale di Santa Chiara la “Fiera dei Beni Comuni” promossa e organizzata dal CSV Napoli.
La due giorni sarà un’occasione per incontrarsi e ripensare in modo critico gli stili di vita, per sensibilizzare la cittadinanza e soprattutto le giovani generazioni alla sostenibilità, alla legalità ed alla solidarietà, per riflettere sul rispetto dei beni comuni e sull’attenzione verso l’altro e per condividere buone pratiche e comportamenti consapevoli.
L'evento, che si aprirà giovedì alle ore 9.00 con i saluti delle istituzioni, prevede convegni, dibattiti, tavole rotonde, un corso di formazione dal titolo "Acqua: una risorsa da non sprecare", esibizioni, momenti conviviali e spettacoli musicali.
In allegato è possibile consultare il programma dettagliato delle giornate.
Giovedì 19 alle ore 17,30 tavola rotonda sull'acqua,
alle ore 20 Spettacolo H2Oro, Associazione Itineraria Venerdì 20 acqua e rifiuti v. programma dal sito csv
CSV Napoli Centro Direzionale
Isola E/1 piano 1 interno 2 80143 Napoli
telefono 081 5628474 fax 081 5628570 info@csvnapoli.it
Per la Pace
Ai Presidenti e Sindaci
delle Regioni e degli Enti Locali
Agli Assessori alla pace, alla pubblica istruzione, alla cultura
Oggetto: Le scuole alla Marcia Perugia-Assisi del 25 settembre
Egregio Signor Presidente, Signor Sindaco,
la Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli del prossimo 25 settembre segnerà il culmine dell'Anno dei valori (avviato il 21 settembre 2010) e dei tanti percorsi educativi che stiamo realizzando nelle nostre città. Protagonisti della Marcia saranno le scuole, gli studenti e gli insegnanti che sono impegnati nell'educazione alla Cittadinanza e alla Costituzione. La Marcia sarà preceduta dal Meeting "1000 giovani per la pace" che si svolgerà a Perugia/Bastia Umbra il 23 e 24 settembre 2011 sul tema: Pace, lavoro e futuro.
In questo modo vogliamo valorizzare le molte attività realizzate dalle scuole per promuovere tra i nostri giovani la conoscenza e il rispetto dell'altro, la convivenza, l'integrazione, l'educazione alla pace, ai diritti umani, all'intercultura, alla legalità, all'ambiente e alla cittadinanza democratica europea.
Con questo spirito, La invito a coinvolgere e favorire la partecipazione delle scuole del suo territorio alla Marcia e al Meeting dei giovani. Le segnalo che le scuole devono deliberare la partecipazione delle classi, degli studenti e degli insegnanti attraverso gli organi collegiali della scuola (consiglio di classe, consiglio d'istituto,...) entro il mese di giugno.
A questo proposito, Le allego la Guida per la partecipazione delle scuole alla Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli e al Meeting "1000 giovani per la pace".
Nella speranza d'incontrare il Suo interesse, resto in attesa di conoscere le sue decisioni.
Con i più cordiali saluti
Flavio Lotti
Direttore
Perugia, 9 maggio 2011
In allegato:
1. Guida per la partecipazione delle scuole alla Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli e al Meeting "1000 giovani per la pace"
2. Scheda di adesione
Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i Diritti Umani
Via della Viola, 1
06122 Perugia
T 075/5722479 F 075/5721234
Www.entilocalipace.it
info@entilocalipace.it
Ai membri
della Presidenza del Coordinamento Nazionale
Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani
Agli assessori e consiglieri delegati
Oggetto: Convocazione Presidenza nazionale - venerdì 15 aprile 2011 - Assisi
Egr. Sig. Presidente, Sig. Sindaco,
Le scrivo per invitarLa a partecipare alla riunione della Presidenza nazionale del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani che si terrà ad Assisi venerdì 26 febbraio 2010, alle ore 10.00 presso la Cittadella, sede della Pro Civitate Christiana.
Di fronte agli straordinari avvenimenti che stanno sconvolgendo i paesi del Nord Africa e del Medio Oriente e alla nuova guerra scoppiata in Libia crediamo sia necessario discutere insieme quali nuove iniziative debbano assumere gli Enti Locali per la pace e i diritti umani.
Accanto alla gestione dell'accoglienza dei profughi e degli sfollati, si tratta di progettare insieme, sull'esempio di La Pira, una nuova stagione di "diplomazia delle città" basata sull'incontro, il dialogo, lo scambio e la cooperazione tra i popoli dell'Europa e del Mediterraneo.
La riunione ci consentirà inoltre di mettere a punto il nostro piano di lavoro verso la Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli e il Meeting dei 1000 giovani per la pace in programma dal 23 al 25 settembre 2011.
Nel pomeriggio, La invito a partecipare al seminario nazionale della Tavola della pace "Per la pace e la libertà, i diritti umani e la democrazia" in programma nella stessa sede a partire dalle 16.00 (vedi il programma allegato).
Certo della Sua attenzione, resto in attesa di ricevere un cenno di conferma della Sua partecipazione.
Flavio Lotti
Direttore
Perugia, 1 aprile 2011
Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i Diritti Umani
Via della Viola, 1
06122 Perugia
T 075/5722479 F 075/5721234
Www.entilocalipace.it
info@entilocalipace.it
L'Italia nel 2009 ha triangolato 79 milioni di euro di armi leggere
“Nel 2009 l’Italia ha triangolato attraverso Malta al regime del Colonnello Gheddafi oltre 79 milioni di euro di armi leggere ad uso militare della ditta Beretta. E’ anche con queste armi che l’esercito di Gheddafi sta sparando sulla popolazione”. Questa la denuncia documentata dalla Rete Italiana per il Disarmo e dalla Tavola della Pace che chiedono al governo Berlusconi di rispondere urgentemente in merito. Si tratta di armi che – come ha confermato direttamente a Rete Disarmo un funzionario del Ministero degli Esteri di Malta sono “di provenienza italiana, e non hanno mai toccato il suolo maltese”. Anche perché (conferma la stessa fonte) nel piccolo stato insulare non son presenti fabbriche di armi e munizioni.
Il Ministero degli Esteri maltese ha precisato poi che “come confermato dall’ambasciata italiana a Tripoli, il destinatario finale della consegna era il Governo libico” e siccome nel 2009 non erano attive forme di sanzione verso il regime di Gheddafi “l’autorizzazione al traffico - comprese quelle doganali - sono state rilasciate senza problemi”.
Ma dalle Relazioni della Presidenza del Consiglio italiano sull’export di armamenti non risulta alcuna autorizzazione all’esportazione di quelle armi né a Malta né alla Libia, creando quindi un buco impressionante in termini di controllo.
“La notizia è certa e documentata” – afferma Giorgio Beretta di Unimondo e analista della Rete Disarmo. Il Rapporto dell’Unione Europea sull’esportazione di armamenti pubblicato nel gennaio scorso riporta per l’anno 2009 autorizzazioni e consegne da Malta verso la Libia di 79.689.691 di euro. Si tratta di armi della categoria ML 1 e cioè armi ad anima liscia di calibro inferiore a 20 mm, altre armi e armi automatiche di calibro 12,7 mm (calibro 0,50 pollici) e accessori e componenti appositamente progettati)”.
Da nessun rapporto ufficiale della Presidenza del Consiglio (quelli dovuti per la legge 185 sull’export di armamenti militare) si evince che ci sia stata una qualche autorizzazione in merito. Anche i dati dell'ISTAT (che riportano tutte le esportazioni di armi italiane ad uso civile) non segnalano per il 2009 alcuna esportazione di quel valore né a Malta né alla Libia; per quell’anno si parla solo di 390.584 di euro di Armi, munizioni e loro parti ed accessori per Malta e per la Libia solo 8.171.698 di euro di forniture.
“E allora i casi sono due: o una ditta italiana ha esportato queste armi senza l’autorizzazione del Governo italiano (ma allora avrebbero dovuto essere bloccate dalle dogane maltesi) o – come è più probabile – vi è stata un’autorizzazione da parte di qualche ufficio del Governo italiano che però non è stata mai notificata né nelle Relazioni al Parlamento né all’Unione Europea” – conclude Beretta.
Un valore così alto di armi leggere potrebbe significare (lo testimoniano i controvalori di forniture simili recentemente fatte proprio verso la Libia) centinaia se non migliaia di fucili e pistole, oltre a possibili forniture anche di munizioni e granate. In pratica proprio le armi protagoniste maggiormente delle uccisioni in questi giorni di rivolta. Secondo quanto dichiarato ad EU Observer da una fonte diplomatica dell’Unione europea (esperta delle documentazioni di autorizzazione per l‘export militare) tratterebbe di armi provenienti dalla Fabbrica d’armi Pietro Beretta di Gadone Valtrompia (Brescia). La ditta italiana ha però rifiutato qualsiasi commento affermando che “non risponde nel merito dei singoli trasferimenti”
“I fatti che oggi denunciamo sono di una gravità inaudita – afferma Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace. Se ancora ieri chiedevamo al Governo e al Parlamento di fare chiarezza e di bloccare la vendita di armi italiane alla Libia oggi non possiamo che provare un grande senso di vergogna e di dolore. Il Governo deve dare subito delle spiegazioni su una situazione così problematica. Com’è potuto accadere? Chi sapeva? Chi ha taciuto? In quanti altri traffici siamo coinvolti? Il Parlamento deve intervenire subito. Mi auguro che nessun telegiornale, in particolare della Rai, il nostro servizio pubblico, si permetta di censurare questa denuncia e al contrario decida di chiedere conto ai principali responsabili della politica italiana” – conclude Lotti. Questo caso di triangolazione, su cui chiediamo che sia fatta piena luce a breve, non è l’unico esempio di passaggio di armi leggere verso la Libia attraverso il nostro paese. “Nello stesso 2009 come ricostruito da un’inchiesta di Altreconomia poi rilanciata da altri organi di stampa - aggiunge Francesco Vignarca coordinatore della Rete Disarmo- la Magistratura italiana aveva bloccato un possibile traffico di centinaia di migliaia di Kalashnikov di produzione cinese che trafficanti italiani volevano vendere all’esercito di Gheddafi”. Anche in quel caso si utilizzava (in maniera però pienamente illegale) la triangolazione verso paesi terzi e la gestione del trasporto attraverso società con sede estera per coprire la fornitura alla Libia di armi leggere.
“Qui invece ci troviamo di fronte o ad un’autorizzazione rilasciata con leggerezza e in qualche misura schermata dal passaggio a Malta (tanto è vero che anche i dati europei nei sono stati tratti in inganno) oppure una vera e propria omissione per favorire il regime di Gheddafi, considerato ormai amico e funzionale alla nostra politica estera”. Quello che sicuramente si evince da questo caso è la necessità di un controllo ferreo su tutte le forniture di armamenti come Rete Italiana per il Disarmo chiede da anni al Governo: “controlli che non devono ridursi a procedure formali ma devono essere sostanziali e ponderati, con prese di posizione forti anche negando contratti di vendita, perché qui ci troviamo di fronte ad armi e non caramelle. Armi che poi sono responsabili delle uccisioni e dei massacri che tutti vediamo e condanniamo in questi giorni”. Rete Italiana per il Disarmo e Tavola della Pace esprimono quindi la loro preoccupazione anche per quanto riguarda la possibile modifica della nostra legge sull’export di armi a seguito del recepimento di alcune Direttive Europee (alcune di queste procedure sono ora in discussione al Parlamento inserite nella “legge Comunitaria”). “Non vorremo che con le nuove regole ed autorizzazioni ed una procedura di controllo ancora più debole quando si tratta di fornire armi attraverso partner europei (come ad esempio Malta) l’esempio di triangolazione di armi leggere verso la Libia sia solo il primo di tutta una serie di trasferimenti problematici di armi italiane” - commenta infine Giorgio Beretta.
Unicef rapporto infanzia 2011
22 febbraio 2011
LE OPPORTUNITA’ DEI GIOVANI
Ogni anno il 21 Febbraio si celebra la Giornata Internazionale della Lingua Madre, in cui si commemora il martirio degli studenti bengalesi dell'Università di Dhaka che vennero uccisi dalla polizia e dall'esercito pakistano durante delle manifestazioni in cui venivano rivendicati per la lingua bengali gli stessi diritti dell'urdu.
In Bangladesh tale festività è chiamata Dibôsh o Shaheed Day (giornata dei martiri). Tale commemorazione ha raggiunto fama internazionale il 21 febbraio 2000, giorno in cui l'Unesco la proclamò Festa Mondiale, allo scopo di promuovere la diversità linguistica e culturale, il multilinguismo, e per tutelare la lingua madre, qualunque essa sia, come portatrice di identità e tradizioni locali.
La Giornata Internazionale della Lingua Madre venne istituita dall’UNESCO nel 1999 per esprimere la necessità di una politica linguistica mondiale basata sul dialogo tra culture, sul multilinguismo e sulla tutela delle lingue minoritarie.
La data del 21 febbraio intende celebrare i caduti nelle sollevazioni popolari avvenute nel 1952 nell’allora Pakistan Orientale, odierno Bangladesh, in difesa della lingua madre. Il bengali, la seconda lingua più parlata nel sub continente indiano, classificata tra le prime cinque o sei lingue più parlate al mondo, ha ottenuto il riconoscimento ufficiale solo nel 1956.
A seguito del preoccupante fenomeno della sparizione delle lingue nasce l’esigenza di proteggere l’insieme delle lingue mondiali, perché ogni lingua rappresenta il più potente strumento di conservazione del patrimonio materiale e immateriale di ogni cultura.
per info www.dhuumcatu.org
Cosa accade dall'altra parte del Mediterraneo?
8 febbraio 2011Le rivolte esplose in Egitto e in Tunisia giungono all'opinione pubblica occidentale come improvvise, invece la situazione di questi due paesi è tesa da tempo. I paesi occidentali, spaventati da prospettive integraliste, hanno finito col sostenere governi divenuti col tempo dei veri e propri regimi. Vento di rivolta Troppe le similitudini, a cominciare dalla ragione principale: più democrazia.L’Egitto è una polveriera esplosa improvvisa e senza controllo, ma il vento della rivolta arriva sino a Baghdad dove ci sarà una grande manifestazione il 25 febbraio proprio in in Piazza Tahrir."Sì, la piazza si chiama come quella del Cairo, diventata ormai famosa in tutto il mondo per le proteste di massa contro il regime del presidente Hosni Mubarak. E i venti dell’Egitto soffiano anche sull’Iraq, dove oggi è stato diffuso un comunicato in cui si invitano intellettuali, disoccupati, vedove, e orfani a radunarsi nella capitale irachena fra poco più di due settimane per fare sentire forte la propria voce. Sarà la “Rivoluzione irachena della rabbia”: così la definisce il gruppo che ha indetto la protesta, e chiede “agli iracheni disoccupati, agli intellettuali, ai lavoratori, ai laureati delle università irachene e di quelle internazionali che sono diventati addetti alle pulizie, e a milioni di disoccupati, vedove, e orfani, di scendere in piazza per una enorme manifestazione il 25 febbraio, nel centro di Baghdad, in piazza Tahrir”. “Cambiamento, libertà, e democrazia autentica”: questi gli obiettivi della manifestazione irachena" (www.osservatorioiraq.it)
Egitto
La rivoluzione in stand-by
di Niccolò Locatelli dalla RUBRICA IL MONDO OGNI SETTIMANA di LIMES
(Dieci giorni di proteste iniziano a farsi sentire. Fonte: BBC)
È trascorsa un'altra tumultuosa settimana, è passato "il giorno della partenza", e Hosni Mubarak non è partito. È rimasto al suo posto, al contrario della cupola del suo partito (Ndp), che ha fatto un passo indietro. Sono iniziati i colloqui fra esponenti del governo e dell'opposizione, per ora senza risultati. Hanno riaperto le banche, non le scuole nè la borsa. Le proteste continuano. Da aprile salari dei dipendenti pubblici e pensioni aumenteranno del 15%.
Stati Uniti, Unione Europea e Onu continuano a chiedere che la transizione verso la democrazia inizi "adesso", ma nè Washington nè Bruxelles nè il Palazzo di vetro hanno finora detto a chiare lettere a Mubarak che se ne deve andare. Israele teme che l'accordo di pace di Camp David (1978) possa essere messo a repentaglio da un governo guidato dai Fratelli musulmani, che sono lo spauracchio di John McCain e un punto di domanda per l'opinione pubblica occidentale.
La Fratellanza musulmana egiziana, che ha costole in numerosi paesi dell'area, nasce nel 1928 come associazione religiosa, e dagli anni '40 a oggi ha mantenuto un rapporto piuttosto burrascoso con la politica cairota. Oggi la sua ala più movimentista convive con quella più religiosa e attenta all'organizzazione, e l'attività politica più rilevante (e in grado di darle maggiori consensi) è quella che porta avanti non in parlamento ma per le strade del paese, dove cura un'efficiente e gratuita rete di servizi sociali.
I Fratelli sono entrati nel sistema per cambiarlo, e ne sono stati cambiati: hanno sostenuto Nasser, poi uno di loro ha cercato di ucciderlo; sono stati banditi nel 1954 e non sono più stati totalmente legalizzati, ma hanno potuto comunque partecipare alle elezioni, facendo registrare un record di consensi nel 2005.
Gli assassini di Sadat (fra cui il numero 2 di al Qaida, Ayman al Zawahiri) erano legati ai Fratelli musulmani; gli scritti di uno dei membri di spicco, Sayyid Qutb, sulla giustificazione del jihad contro i governi anti-islamici sono considerati la base teorica dell'organizzazione di bin Laden e di altri gruppi armati.
È anche vero che la Fratellanza ha condannato più volte pubblicamente il ricorso alla violenza, specialmente dopo l'11 settembre, ed è stata accusata dalla stessa al Qaida di essersi svenduta. I legami con Hamas, che nasce come costola palestinese nel 1987, ad oggi non sono chiari. Sicuramente l'organizzazione ha da sempre una posizione filo-palestinese e anti-israeliana, ma non è scontato che tale orientamento si concretizzerebbe nella denuncia di Camp David e in un conflitto con Tel Aviv, soprattutto se i Fratelli fossero un elemento di un più vasto governo di coalizione.
La Fratellanza non è un movimento democratico per vocazione, ma anni di battaglie comuni l'hanno portata a convergere con l'opposizione laica su un'agenda che privilegia l'espansione delle libertà e il rispetto della rule of law - da cui trarrebbe vantaggi alle urne. Ora vuole il cambio di regime e le elezioni.
È a favore della graduale islamizzazione della società, e difficilmente approverebbe una legge se la considerasse contraria alla legge islamica. Per i suoi membri più giovani (il numero totale è indefinito) il modello è il partito turco Akp, capace di legare democrazia, islam e nazionalismo. Potremmo presto scoprire se i Fratelli musulmani hanno intenzione di evolversi in tal senso.
La rivoluzione in Egitto e il prezzo del petrolio.
I mercati internazionali hanno reagito con l'abituale prontezza alle notizie provenienti dal Cairo: il prezzo del Brent, uno dei punti di riferimento del settore petrolifero in particolare per Europa e Asia, è cresciuto dell'8% nell'ultima settimana. Le preoccupazioni legate all'Egitto non sono dovute all'eventuale interruzione della produzione (700 mila barili al giorno di petrolio, 2mila miliardi di piedi cubi di gas naturale), quanto ai danni legati alla chiusura del Canale di Suez, da cui passano 1,8 milioni di barili al giorno, e dell'oleodotto Sumed, da cui ne transitano 1,1.
L'aumento dell'instabilità potrebbe far schizzare verso l'alto anche le tariffe per l'affitto delle petroliere e le coperture assicurative. La chiusura di Suez costringerebbe le navi a doppiare il Capo di Buona Speranza per arrivare nel Mediterraneo, con conseguente allungamento dei tempi.
Tunisia
Internet, censura e dittatura
Ammar404: in Tunisia la censura si chiama così
Alla vigilia della sua partenza precipitosa, il vecchio presidente tunisino Ben Ali aveva accettato di sospendere la censura del web in Tunisia. Da quel momento uno dei blogger arrestati durante le sommosse è stato nominato segretario di stato del nuovo governo. Ma Ammar404, lo pseudonimo per la censura tunisina, ha attraversato il Mediterraneo. E' ciò che constata Karim Guellaty, un tunisino che era stato la fonte d'informazione più debole su Twitter la sera della partenza di Ben Ali, e che pubblica il testo seguente, sotto licenza libera. Ce lo ha trasmesso Paul Da Silva, il presidente del Partito Pirata francese. Lo pubblichiamo tale quale.27 gennaio 2011 - Karim Guellaty
Fonte: Numerama - 24 gennaio 2010
"Torno dalla Tunisia, dove ho la testa ancora piena delle nostre libertà, della nostra fraternità, torno fiero, diritto come una "i", a testa alta, e mi dico che ho la fortuna di vivere in due Paesi... liberi.
Ripenso alla vita di prima. Ripenso a questo ammar404; questo diritto più elementare di navigare sul web liberamente, noi non l'avevamo. Una dittatura ci taglia l'accesso. Punto. Si pensa che il popolo sia anestetizzato... ma si stava solo organizzando.
Ritorno dunque a Parigi, e guardo ciò che dice la stampa, dopo una così lunga assenza. E sono incuriosito da questa Hadopi, leggo, mi documento, e trovo tutto ciò molto limitato. Poi mi imbatto in una carta che parla della LOPPSI. Leggo, mi documento e trovo che comincia a essere molto. Ma, va bene, sono ancora euforico, allora trovo dei pretesti per non considerare tutto ciò drammatico. Poi trovo un articolo sul CSA che vuole egualmente intervenire sul web. Leggo, mi documento, e mi dico che bisogna forse quanto meno esaminare tutto ciò un po' più da vicino. Mi appresto a chiudere il giornale per effettuare delle ricerche sul web, quando m'imbatto sull'ARJEL. Leggo, mi informo. Richiudo il giornale e mi dico che la Francia ha forse rifiutato l'asilo politico a Ben Ali, ma ammar404 è ben in Francia e si è veramente ben integrato.
Riassumo.
Con la legge HADOPI si è responsabili del proprio accesso a internet. E se qualcuno si connette per commettere un delitto, è il proprietario dell'accesso che è giuridicamente responsabile. E, lo sapete, la difesa la difesa non e' possibile che dopo che è stata irrogata la sanzione. Ciò si chiama, in diritto, presunzione di colpevolezza. Presunzione semplice, cioè che sta a voi discolparvi portando la prova contraria. E la prova contraria è sia denunciare l'autore, sia che si è fatto tutto il possibile per impedirlo, senza riuscirci. Questo si chiama un obbligo del mezzo. Non siete informatici? Niente paura, lo stato ci fornisce una piccola logica securitaria, e questa logica del niente va a sorvegliare il vostro traffico internet, per censurare i siti con contenuti illegali. Una logica questa, che nemmeno Ben Ali avrebbe mai osato.
Manca 404. Non muovetevi, hanno previsto tutto. LOPPSI.
Bisogna lottare contro la pedofilia, tutti d'accordo. E a tal fine il ministero dell'interno comunicherà ai provider una lista segreta di siti da vietare. Non ci sono che siti pedofili nella lista? Non si sa, è confidenziale, vi hanno detto. Ma non vi preoccupate, sarà verificata fra due anni. Allo stesso tempo sono pronto ad accettare questa censura discrezionale, poiché questo dovrebbe evitare l'abuso di bambini innocenti... Come? Cosa? Non cambierà nulla? Non e' perché bloccheremo la diffusione su internet che non avremo più pedofili? Bè, si, è evidente. Mi spiace, ma nel mio altro Paese sono dieci anni che ci hanno bloccato internet perche' non lo usino gli islamisti, allora per noi ciò che non si vede più non esiste più. Si resta desolati. Queste misure non risolvono il problema e la pedofilia continuerà ad esistere, se non a prosperare.Da quando è possibile, i siti di scommesse che non pagano imposte allo stato vengono controllati grazie a ARJEL. Il CSA pratica anch'esso un controllo web e vuole poter controllare la VOD, per il momento. Ma le elezioni si avvicinano e secondo me i siti che non rispetteranno i tempi di parola dei politici saranno censurati.
Sapete, hanno voluto fondere tutto questo piccolo mondo.
Allora vi dico una cosa. Noi tunisini, noialtri non sappiamo granché della democrazia, ma se non altro conosciamo la gentilezza con la quale un regime autoritario s'installa nell'inconscio collettivo, e conosciamo i fili, i meccanismi, gli attributi. Certo, non saremo mai sotto la dittatura di un uomo in Francia, ma una dittature è sorniona e può assumere molte forme, credeteci. E una di queste forme è anche la dittatura dello Stato, la dittatura del Sistema. Cari amici del Partito Pirata, non è molto lontano il giorno in cui dovrete agire a cominciare dalla Tunisia. E potrete contare sul nostro colpo di mano come noi abbiamo potuto contare sul vostro. Poiché, al di là di essere popoli di un Paese, noi siamo tutti il popolo della Terra, liberi di scegliere il proprio destino, ma bisogna scegliere.
In Francia si pensa che il popolo sia anestetizzato, ma se invece si stesse organizzando?
Note: HADOPI (“Haute Autorité pour la diffusion des oeuvres et la protection des droits sur l’Internet”)
Entità avente l’autorità di controllare i contenuti scambiati in rete al fine di “ammonire” gli utenti scoperti in violazione del diritto d’autore. Al terzo richiamo scatta l’espulsione dalla Rete: agli utenti stessi sarà fermato l’accesso agendo direttamente a livello di Internet Service Provider. «agli utenti sorpresi per la prima volta a scaricare illegalmente musica, film o videogiochi protetti da copyright, sarà inviata una mail di avvertimento; dopo una seconda violazione, essi riceveranno un’altra mail insieme ad una lettera raccomandata, mentre per la terza volta l’Hadopi provvederebbe a a tagliare l’accesso a internet, per un lasso di tempo variabile da due mesi a un anno».
CSA (Conseil supérieur de l'audiovisuel)
Il CSA è il garante dell'esercizio della libertà di comunicazione audiovisiva all'interno delle condizioni definite dalla legge. Il ruolo del CSA è: controllare che i programmi audiovisivi accessibili dal suolo francese rispettino la legge; vigilare sull'imparzialità dei canali televisivi; fornire nominativi per le nomine dei presidenti dei canali televisivi pubblici (nominati dal presidente della repubblica); concedere i diritti di trasmissione a canali televisivi, radio e distributori di servizi audiovisivi (canali satellitari, ADSL, ecc.); fornire consulenze riguardo progetti di legge riguardo gli audiovisivi; attribuire le frequenze ad uso audiovisivo; vigilare sul pluralismo politico e sull'imparzialità dell'informazione (par condicio); organizzare le campagne elettorali radiotelevisive ufficiali; vigilare sul rispetto delle quote di diffusione di musica francese e di produzione di opere audiovisive e cinematografiche francesi ed europee da parte delle televisioni (diversità culturale); vigilare sulla protezione del pubblico minorenne; contribuire alle azioni in favore della coesione sociale ed alla lotta contro la discriminazione nell'ambito della comunicazione audiovisiva; vigilare che la programmazione radiotelevisiva rifletta la diversità della società francese. LOPPSI
Nuovo dispositivo normativo che istituisce il reato di furto di identità su Internet e alza la pena massima prevista, rispetto ad una prima bozza, fino a due anni di carcere e 20mila euro d'ammenda: lo strumento dovrebbe rispondere all'esigenza di combattere il phishing. Inoltre istituisce di fatto (articolo chiamato Loppsi 2) la possibilità per il Governo di creare un filtro alla Rete nazionale permettendogli di ordinare agli ISP di bloccare specifiche URL identificate con decreto ministeriale. Le black-list stilate dovrebbero riguardare, teoricamente, solo quei siti con contenuti pedopornografici.
ARJEL
Autorità amministrativa francese che si occupa delle scommesse e del gioco d'azzardo on-line (Autorité de Régulation des Jeux en Ligne (ARJEL) col potere si monitorare il traffico dei fornitori di servizi Internet (ISP) e che può bloccare l'accesso a siti di gioco online senza licenza.
VOD
Video on demand
27 gennaio Giornata della Memoria
Shoah, lager e leggi razziali a Memoria dello sterminio
Sono trascorsi undici anni dalla data in cui il Parlamento italiano ha aderito alla proposta internazionale di dedicare il 27 gennaio alle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati
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Da antisemitismo a zyklon
vocabolario della follia nazista Le parole da conoscere sul folle piano nazista per eliminare ebrei, disabili, Rom e omosessuali in quanto considerate persone 'non adatte' a far parte del disegno di creare uno stato razzialmente puro

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Aktion T4, Porrajmos, Homocaust
ecco gli olocausti dimenticati Il Circolo di cultura omosessuale "Mario Mieli", l'Agenzia per la vita indipendente e l'Opera nomadi, hanno presentato al comune di Roma un progetto per fare luce sui meccanismi che resero possibile la Shoah e analizzare le ragioni per le quali tra le vittime del nazismo ci fossero anche disabili, rom e gay

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Gli ebrei sopravvissuti
la quotidianità dopo l'orrore Le immagini di chi è riuscito a venir fuori dai campi di sterminio. Persone riprese in momenti privati, di lavoro o insieme a figli e nipoti. Le foto fanno parte di un progetto di Federica Valabrega

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"Noi, i nipoti della deportazione"
Parlano i discendenti dei martiri I racconti dei parenti delle vittime del rastrellamento del Ghetto nel 1943. Raccolti in un volume dalla scrittrice Lia Tagliacozzo. "Li accomuna il fatto di essere i primi a non avere una famiglia mutilata ma per tutti noi, nati dopo la Shoah, il 16 ottobre resta il giorno del lutto estremo"

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La Garibaldi riscopre il passato
'riammessi' tre ex-alunni ebrei Consegnati riconoscimenti dal presidente del Municipio IX, Susi Fantino, alle vittime della violenza e delle leggi razziali fasciste del 1938 che, proprio in quell'anno, furono all'allontanati dall'istituto. Le targhe sono state date a Enzo Di Castro, Isaia Sermoneta e Ester Sermoneta
delle Regioni e degli Enti Locali
in indirizzo
Agli assessori delegati
Agli Assessori alla pace, alla cooperazione, alle politiche giovanili, alla pubblica istruzione, alla cultura
Oggetto: Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli - Richiesta adesione al Comitato organizzatore
Egregio Signor Presidente, Signor Sindaco,
Le scrivo per invitarLa ad aderire al Comitato organizzatore della Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli che si svolgerà domenica 25 settembre 2011.
La Marcia si terrà a cinquant'anni dalla prima Perugia-Assisi organizzata da Aldo Capitini il 24 settembre 1961. Un anniversario importante che vogliamo celebrare partendo da ciascuna delle nostre città. La costruzione della pace non può che cominciare dalle nostre città, dai luoghi dove la gente vive e s'impegna a cercare le risposte più concrete alle tante crisi che stiamo vivendo.
Per questo mi rivolgo a Lei invitandoLa ad entrare a far parte del Comitato organizzatore della Marcia del prossimo 25 settembre. In sintesi, Le propongo di:
1. deliberare l'adesione alla Marcia (vedi la delibera in allegato);
2. versare la quota di adesione al progetto che serve a coprire parte delle spese generali del comitato organizzatore;
3. definire un programma di attività da realizzare sul Suo territorio per promuovere il coinvolgimento e la partecipazione alla Marcia della cittadinanza e in particolare dei giovani e delle scuole (vedi le proposte in allegato).
Nella speranza d'incontrare la Sua disponibilità a collaborare per la realizzazione di questa straordinaria iniziativa di pace, La invito sin d'ora a partecipare alla riunione nazionale del Comitato organizzatore della Marcia Perugia-Assisi che si svolgerà dal 15 al 17 aprile 2011 nella città di Assisi.
In attesa di conoscere le sue decisioni e di concordare ulteriormente il ruolo della Sua amministrazione, Le invio i più cordiali saluti e auguri per il nuovo anno.
Flavio Lotti
Direttore
Perugia, 11 gennaio 2011
Allegati:
1. Bozza di delibera di adesione
2. Scheda del progetto Marcia Perugia-Assisi 2011
3. Proposte di iniziativa
Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i Diritti Umani
Via della Viola, 1
06122 Perugia
T 075/5722479 F 075/572123
