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Vertice Fao


“É finito il tempo delle parole, bisogna passare ai fatti”

Roma, 3-5 giugno 2008

In un appassionato discorso tenuto nel corso della cerimonia d’apertura del Vertice sulla sicurezza alimentare, il Direttore Generale della Fao Jacques Diouf ha fatto notare come nel 2006 il mondo abbia speso 1200 miliardi di dollari per gli armamenti mentre il cibo sprecato in un singolo paese è stato pari a 100 miliardi di dollari e l’obesità nel mondo provoca un eccesso di consumi quantificabile a 20 miliardi di dollari.“Di fronte a questo scenario, come possiamo spiegare alla gente di buon senso ed in buona fede che non è stato possibile trovare 30 miliardi di dollari all’anno per permettere a 862 milioni di affamati di godere del diritto umano più basilare: il diritto al cibo e quindi il diritto alla vita?”, ha chiesto il Dott. Diouf. “Questa è la dimensione delle risorse che potrebbero arrestare definitivamente lo spettro dei conflitti per il cibo che si profilano all’orizzonte”, ha aggiunto.

Aumento della produzione nei paesi poveri
“La soluzione strutturale al problema della sicurezza alimentare nel mondo risiede nell’aumento di produzione e di produttività nei paesi a basso reddito e con deficit alimentare”, ha continuato.
Questo richiede “soluzioni innovative ed intelligenti” come “accordi di partnership ... tra paesi che hanno risorse finanziarie, capacità gestionali e tecnologie e paesi che hanno terra, acqua e risorse umane”.L’attuale crisi alimentare mondiale ha avuto “tragiche conseguenze politiche e sociali in molti paesi”, ha detto Diouf, e potrebbe arrivare a “mettere a repentaglio la pace e la sicurezza del mondo intero”.La crisi è stata nella sostanza un “disastro annunciato”, ha fatto notare. Nonostante l’impegno solenne del Vertice mondiale per l’alimentazione nel 1996 di dimezzare entro il 2015 la fame nel mondo, le risorse per finanziare i programmi agricoli nei paesi in via di sviluppo non solo non sono aumentate, ma da allora sono diminuite in modo significativo.

Il programma contro la fame
Il Direttore Generale della FAO ha ricordato poi che sarebbero stati necessari circa 24 miliardi di dollari per fondare il programma contro la fame preparato per il secondo vertice mondiale dell’alimentazione tenutosi nel 2002.
Ma, ha continuato, “oggi i dati parlano da soli: dal 1980 al 2005 gli aiuti all’agricoltura sono scesi da 8 miliardi di dollari (base 2004) del
1984 a 3,4 miliardi di dollari nel 2004, che rappresenta una riduzione in termini reali del 58 per cento”.
La percentuale destinata all’agricoltura all’interno degli Aiuti Pubblici allo Sviluppo è scesa dal 17 per cento del 1980 al 3 per cento nel
2004, ha fatto osservare Diouf.I paesi in via di sviluppo, insieme alla FAO, hanno già elaborato programmi per affrontare il problema della sicurezza alimentare in molte regioni del mondo. “Ma purtroppo la comunità internazionale reagisce solo quando gli organi di informazione mostrano lo spettacolo penoso delle sofferenze umane nelle case dei paesi ricchi”, ha aggiunto.

Instabilità politica e sociale

Il Direttore Generale ha poi ricordato che già lo scorso settembre aveva messo in guardia l’opinione pubblica sui possibili rischi di disordini sociali e politici a causa della fame, e che a dicembre aveva lanciato un appello per 1,7 miliardi di dollari per aiutare i contadini dei paesi poveri a superare la crisi con la distribuzione di sementi, fertilizzanti, mangimi animali ed altri fattori produttivi.
Ma l’appello non ha trovato risposta, nonostante l’ampia copertura data dagli organi d’informazione di tutto il mondo e la corrispondenza con i Paesi membri e le istituzioni finanziarie. Diouf ha poi aggiunto che “solo quando i poveri e gli esclusi dalle abbondanti tavole dei ricchi sono scesi in strada a dar voce al loro malcontento e alla loro disperazione vi sono state le prime reazioni a sostegno degli aiuti alimentari”.“Oggi è importante rendersi conto che il tempo delle parole è finito, e che occorre passare ai fatti”.Sono 862 milioni le persone che non hanno accesso adeguato al cibo, ma l’attuale crisi alimentare è andata oltre la dimensione umanitaria tradizionale perché ha colpito anche i paesi sviluppati, dove ha alimentato l’inflazione.

Decisioni coraggiose

“Se non prendiamo urgentemente le decisioni coraggiose che le attuali circostanze ci impongono, le misure restrittive prese dai paesi produttori per soddisfare le necessità della propria popolazione, le conseguenze del cambiamento climatico e la speculazione sui mercati dei future metteranno il mondo a serio rischio,” ha ammonito Diouf.
Sono necessarie soluzioni globali sostenibili, e praticabili, per ridurre il divario tra disponibilità e domanda, ha aggiunto. Altrimenti “qualunque sia l’ammontare delle proprie riserve finanziarie, alcuni paesi non troveranno cibo da comprare”.
Il Direttore Generale ha sottolineato che alla crisi attuale hanno contribuito anche contraddizioni e distorsioni a livello politico internazionale.
“Nessuno riesce a capire come mai nei paesi industrializzati si possa avere un mercato del carbone di 64 miliardi di dollari e non si possano trovare fondi per evitare ogni anno la distruzione di 13 milioni di ettari di foreste,” ha aggiunto.

Cibo contro combustibili

E’ anche incomprensibile che nel 2006 siano stati impiegati sussidi per un ammontare di 11-12 miliardi di dollari per deviare dal consumo umano 100 milioni di tonnellate di cereali “soprattutto per soddisfare la richiesta di combustibile per automezzi”.
Altrettanto inspiegabile, in un’epoca di globalizzazione, è la mancanza di investimenti importanti nella prevenzione di una lunga lista di malattie transfrontaliere degli animali, a cominciare dalla malattia chiamata Newcastle all’afta epizootica.
La contraddizione di fondo, comunque, consiste nel fatto che i paesi dell’OCSE hanno sconvolto i mercati mondiali, spendendo 372 miliardi di dollari nel
2006 a sostegno della propria agricoltura.“Il problema della sicurezza alimentare è essenzialmente politico,” ha concluso il Diouf. “E’ una scelta prioritaria nei confronti della più basilare necessità dell’uomo. E sono proprio le scelte fatte dai governi che determinano la distribuzione delle risorse”.

► Dove vivono gli affamati?

Le persone affamate si trovano dappertutto: in montagna, in pianura, lungo le coste e sulle isole. In ogni regione del mondo c’è gente affamata. Ecco la loro distribuzione geografica:

§ Africa subsahariana: 204 milioni

§ Asia/Pacifico: 156 milioni

§ India: 221 milioni

§ Cina: 142 milioni

§ America latina/Caraibi: 53 milioni

§ Vicino Oriente/Africa del Nord: 39 milioni

§ Paesi della ex Unione Sovietica: 28 milioni

§ Altri paesi industrializzati: 9 milioni

(fonte: FAO)

 


RASSEGNA STAMPA

 

la Repubblica

4 giugno 2008

"Serve un piano anti-fame" ma i Grandi litigano su tutto

di Giampaolo Cadalanu

ROMA - L'accordo è totale, ma solo sulla malattia: tutti, capi di Stato e di governo, esperti, funzionari della Fao e militanti delle Organizzazioni non governative, concordano che la crisi alimentare è un'emergenza drammatica. La diversità nelle visioni del mondo viene fuori subito dopo, quando si devono individuare le cause e delineare una cura. Al vertice dell'agenzia Onu per l'Alimentazione e l'agricoltura l'allarme è condiviso, ma è l'unica cosa. Nelle dichiarazioni di ieri, giorno di apertura, in realtà c'era qualche sfumatura di intesa almeno sul concetto di disastro: sia Giorgio Napolitano che Luis Zapatero, per esempio, concordano sulla necessità che ci sia un governo della globalizzazione. È un passo avanti che solo qualche anno fa poteva sembrare rivoluzionario, eppure adesso è quasi un luogo comune: per usare le parole del capo dello Stato, "in tema di sicurezza alimentare non basta fare affidamento solo sui meccanismi del libero mercato". Meno economico e forse più popolare risulta l'accordo di Silvio Berlusconi e Jacques Diouf su una frase che sembra tratta da manifesti elettorali: "Meno parole, più fatti". Poi però all'invito seguono decisioni modeste. Da parte del direttore della Fao un nuovo, ennesimo appello: bisogna trovare 30 miliardi di dollari l'anno. Da parte del presidente del Consiglio italiano c'è invece la proposta di "togliere i vincoli dell'Unione europea per gli aiuti ai paesi poveri". In altre parole, la solidarietà internazionale sarebbe esclusa dal bilancio dello Stato per quanto riguarda i parametri di Maastricht. A suo tempo la stessa proposta era stata fatta dalle Ong, che però chiedevano anche un controllo sulla spesa degli aiuti. Ieri Berlusconi ha spiazzato tutti facendola propria. Superata la sorpresa, molti militanti hanno sottolineato il rischio che senza regole internazionali la cooperazione possa diventare un'arma, cioè che sia vincolata ad affari specifici, a politiche di liberalizzazione o di privatizzazione selvaggia. Il piano Berlusconi ha trovato d'accordo anche Ban Ki-moon, il quale ha una sua strategia con misure e breve e lungo termine per fermare i prezzi degli alimentari. Il progetto del segretario generale però incontra gravi perplessità nelle organizzazioni di base. Ban spinge per una "rivoluzione verde", mettendo l'accento sulle tecnologie e sulle liberalizzazioni dei commerci, all'interno del Wto: è un approccio diverso da quello tradizionale Fao e soprattutto - dice l'esperto di una Ong - "è il frutto di tante pressioni delle multinazionali, che al Palazzo di Vetro trovano più ascolto che a Roma". Ban Ki-moon aveva già tentato di "avocare" il tema della fame al segretariato nella riunione tecnica dello scorso aprile a Berna, ma il suo assalto - racconta un alto funzionario - era stato respinto. Il segretario ha ottenuto ora la sua rivincita, trasformando il vertice in un avvenimento non più della Fao ma dell'Onu tout court e di fatto imponendo una visione della sicurezza alimentare come "emergenza" e non più come problema strutturale. È un modo per aprire la strada alle sempre ribadite richieste americane: acquisto dei surplus occidentali da parte della comunità internazionale e via libera per gli Ogm. Prospettiva che le Ong non gradiscono, come dimostrava lo striscione di 200 metri aperto dagli attivisti di ActionAid in mattinata e fatto chiudere dalla polizia, che recitava: "No al business della fame". Il disaccordo regna su tutto il resto: sui biocarburanti Lula difende la scelta fatta dal Brasile e trova il sostegno americano; l'egiziano Mubarak ricorda che "non si devono togliere cereali all'alimentazione umana"; l'argentina Kirchner attacca sull'inefficienza della distribuzione, il senegalese Wade riprende la sua polemica sull'istituzione Fao che "tratta come mendicanti" i paesi poveri. Per il momento all'appello di Diouf rispondono solo Nicolas Sarkozy e Zapatero: il primo raddoppiando gli aiuti francesi, il secondo unendo a nuovi stanziamenti un nuovo vertice in autunno che metta a punto una "carta della sicurezza alimentare". Che è come dire: paghiamo volentieri, purché sia chiaro in anticipo dove finiscono i nostri soldi.


IL Mattino

4 giugno 2008

I deboli in ostaggio di otto multinazionali

di Eugenio Melandri

Il vertice della Fao che si è aperto ieri a Roma, arriva in un momento di particolare emergenza. Siamo, infatti, di fronte ad una crisi alimentare senza precedenti. Sta avvenendo ciò che da anni si paventava. L’approdo al mercato mondiale di paesi popolatissimi come la Cina e l’India ha aumentato enormemente la domanda di energia e di cibo. Di qui il caro petrolio, seguito a ruota dall’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. La legge della domanda a dell’offerta segue inesorabilmente il suo corso. Maggiore domanda, maggior prezzo. Ciò fa sì che la crisi attuale non sia congiunturale, ma strutturale, cioè di sistema. Non si tratta infatti di una carestia o di un fatto emergenziale. Si tratta invece del risultato scontato, dovuto all’andamento normale di questa economia che fa quadrare i conti sempre e solo nel portafogli dei ricchi. I dati sono impressionanti. Lo scorso anno, dal febbraio 2007 al febbraio 2008, il prezzo del frumento sul mercato internazionale è cresciuto del 130%, quello del riso del 74%, quello della soia dell’87%, quello del granoturco del 31%. In media, in questo periodo, il prezzo dei prodotti di prima necessità è cresciuto di oltre il 40%. E la crisi si fa sentire dappertutto. Anche da noi dove i prezzi di pane e pasta stanno continuando a crescere a ritmi vertiginosi. Sia nei paesi più poveri o in recessione, sia in paesi dove si registrano tassi alti di crescita economica. È il caso, ad esempio dell’Egitto, con un tasso di crescita economica che supera il 7%. Ma ciò non ha impedito agli abitanti del Cairo di scendere in piazza, costringendo il governo egiziano a investire fondi per calmierare i prezzi. Ma paesi come la Cina, l’India o lo stesso Egitto, godendo di economie abbastanza floride potranno forse superare la crisi. Non sarà così per i paesi più poveri, dove la gente utilizza l’80-90% del reddito familiare per la nutrizione. È il caso di Haiti, ad esempio, un paese che consuma in genere annualmente 200 mila tonnellate di farina e 320 mila di riso. Il 100% della farina consumata è d’importazione, e così il 75% del riso. Aumentano intanto i profitti delle compagnie che gestiscono il commercio dei generi di prima necessità, che sono per lo più controllati da otto grandi multinazionali. La più grande società che commercia grano è la Cargill, nel Minnesota, che l’anno scorso controllava il 25% di tutti i cereali prodotti nel mondo. I profitti della Cargill nel primo trimestre del 2007 hanno raggiunto i 553 milioni di dollari. Nel primo trimestre del 2008 sono arrivati a un miliardo e 300 milioni. In più occorre ricordare che da alcuni anni molta parte di cereali è utilizzata non per nutrire le persone ma per creare biocombustibile. Solo nello scorso anno gli Stati Uniti hanno incenerito 138 milioni di tonnellate di granoturco, cioè un terzo della raccolta annuale, per trasformarlo in biocombustibile. L’Unione europea si sta muovendo nella stessa direzione. Lo stesso fa il Brasile del presidente Lula. Si pensa che l’utilizzo dei prodotti agricoli nella produzione del bioetanolo, in particolar mododel granoturco, sia responsabile dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari almeno al 40%.Tutto questo, mentre aumenta la fame e si preannuncia una catastrofe umanitaria senza precedenti. Intanto Bill Gates, insieme con la fondazione Rockfeller lancia una nuova rivoluzione verde. Frutto di quello che lui chiama il capitalismo filantropico. Scopo di questa rivoluzione è infatti aiutare milioni di piccoli agricoltori e le loro famiglie ad uscire dalla povertà e dalla fame. Perché, a loro volta possano inserirsi nel mercato. E tutto attraverso i cibi transgenici. Non è un caso che in prima fila in questa nuova impresa ci sia la Monsanto. Quando i poveri diventano un business.


Corriere della Sera

5 giugno 2008

Vertice Fao, «documento deludente»

di Roberto Zuccolini

ROMA — Il documento finale del vertice Fao (approvato giovedì sera per acclamazione) è «deludente rispetto alle premesse» ed è stato fortemente criticato da molti Paesi sudamericani. Il giudizio «deludente» è del ministro degli Esteri, Franco Frattini, che nel pomeriggio di giovedì ha partecipato alla registrazione della trasmissione Economix su Rai educational. La dichiarazione finale, ha osservato infatti il titolare della Farnesina, «purtroppo è stata molto diluita rispetto alle ambizioni iniziali». E poi, ha concluso, se i leader mondiali non riescono a mettersi d'accordo almeno per evitare gli sprechi «in una situazione di drammatica emergenza alimentare questo mi preoccupa».

PERPLESSITÀ SUDAMERICANE - Infatti il documento ha suscitato perplessità in molte nazioni sudamericane: in particolare Argentina, Venezuela, Ecuador, Bolivia, Nicaragua e Cuba. Caracas parla di una «regressione» e denuncia «la mancanza di spirito umanitario», il rappresentante dell'Avana accusa la «politica di aggressione» degli Usa. Il delegato argentino ha insistito più volte per eliminare il termine «restrittivo» da un paragrafo del documento nel quale si riafferma «la necessità di ridurre l'uso di misure restrittive che potrebbe accrescere la volatilità dei prezzi a livello internazionale». In particolare l'Argentina chiedeva che fossero criticati anche i sussidi all'agricoltura dei Paesi industrializzati. «L'Argentina considera che quando si parte da diagnosi errate non si arriva a rimedi appropriati», ha detto il delegato di Buenos Aires. «Il silenzio non significa accordo», ha detto la rappresentante dell'Ecuador. Si tratta di obiezioni che dovrebbero essere contenute in dichiarazioni che potrebbero essere allegate al testo finale.

BAN KI-MOON - La fame? Una tragedia che coinvolge quasi un miliardo di persone. Ma può minare alla base anche la stabilità politica dei tanti Paesi colpiti da quel flagello. E provocare persino crisi internazionali. Ban Ki-moon lo dice a voce alta nella seconda giornata del vertice Fao, perché nessuno possa far finta di niente: «Con l'aumento dei prezzi alimentari ci sono già state e ci saranno altre rivolte del pane. Facciamo qualcosa prima che sia troppo tardi». Il grido d'allarme del segretario generale dell'Onu viene raccolto da tutti i delegati dei 183 Stati rappresentati in questi giorni nella cittadella blindata, accanto al Circo Massimo. Ci sono già alcuni miliardi di dollari a disposizione e oggi, sull'emergenza rappresentata dalla crisi alimentare, si dovrebbe arrivare ad un documento comune, alla fine del maxicongresso.

I CONTRASTI - Ma su molti argomenti importanti, come gli Ogm e i biocombustibili non c'è ancora una visione condivisa. Anzi, non c'è proprio accordo. Sul fronte degli organismi geneticamente modificati, difesi a spada tratta dagli Stati Uniti, si nota una prima apertura da parte dell'Italia. Franco Frattini si dichiara «preoccupato» per le «rigidità preconcette» nei loro confronti e invita a percorrere «nuovi» sentieri: «Vedo chiusure dogmatiche anche sulle opportunità di ricerca e di approfondimento. E c'è persino chi nega il loro utilizzo per la produzione di biocombustibili». Il ministro degli Esteri lancia anche una banca europea del grano contro le emergenze e assicura l'impegno dell'Italia al prossimo G8 di luglio in Giappone e a quello del 2009, che si terrà nel nostro Paese. Temi sui quali si registra una «sintonia » con Ban Ki-moon. Quest'ultimo fa anche una nota congiunta con Silvio Berlusconi con l'obiettivo di coinvolgere tutti i Paesi nella necessità di una maggiore produzione alimentare. Ma mentre sugli Ogm la Fao rimanda alle decisioni dei singoli Stati (tirandosi in sostanza fuori dalla grande querelle), sui biocarburanti l'agenzia Onu dichiara che «il loro impatto è ancora da valutare».

GLI OGM - Mercoledi è toccato agli Stati Uniti difendere la produzione di biocombustibili con il segretario all'Agricoltura Ed Schafer: «Trovo sciocche le accuse di essere noi la causa della corsa del greggio se a farle sono due grandi esportatori di petrolio come Iran e Venezuela. E ai brasiliani dico: il nostro etanolo è utile come il vostro». Perché il presidente Lula aveva parlato di «sussidi e protezioni tariffarie» da parte degli Usa. Ma la protesta contro i biocarburanti sarà portata questa mattina nell'assemblea della Fao dai contadini no global di Terra Preta, che in questi giorni hanno organizzato un controvertice al Testaccio. Alla fine il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, incassa anche l'aiuto di 1,5 miliardi e mezzo di dollari, nei prossimi cinque anni, dalla Banca Islamica. E punta su un programma in sette punti (per un totale di 1,7 miliardi) con l'obiettivo di fornire almeno gli aiuti di prima necessità ai Paesi più in sofferenza. Mentre l'ex segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan è preoccupato per l'Africa e lancia una «rivoluzione verde» per quel continente puntando sugli aiuti ai piccoli agricoltori delle zone rurali.

 


Clandestini, l'Onu condanna l'Italia.

Una ferma condanna dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Louise Arbour e un nuovo stop da parte del Vaticano per la politica del governo italiano nei confronti degli immigrati clandestini. Arbour ha stigmatizzato la "recente decisione di rendere reato l'immigrazione illegale" e i recenti attacchi contro i rom. Il Segretario del Pontificio consiglio per i migranti, monsignor Agostino Marchetto, ha riaffermato che "i cittadini di Paesi terzi, come i cittadini comunitari, non dovrebbero essere privati della libertà personale o soggetti a pena detentiva a causa di un'infrazione amministrativa".

 

 

La critica dell'Onu.

In un discorso tenuto al Consiglio dei diritti umani a Ginevra, Arbour ha rinnovato l'allarme per l'aggravamento di problemi quali l'intolleranza e la xenofobia. In Europa, ha ricordato, si assiste a una radicalizzazione delle politiche di controllo dell'immigrazione. In questo contesto sono particolarmente preoccupanti le misure adottate dall'Italia e gli attacchi contro i romeni.
"In Europa sono fattore di enorme preoccupazione le politiche repressive, così come gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti, nei confronti dell'immigrazione clandestina e delle minoranze neglette - ha detto Arbour - - Esempio di queste politiche e di questi atteggiamenti sono la recente decisione del governo italiano di rendere reato l'immigrazione clandestina e i recenti attacchi contro campi rom a Napoli e Milano".

 

La reazione italiana.

La delegazione italiana ha immediatamente preso la parola per esprimere "stupore" per il riferimento alla situazione in Italia. Il nostro Paese è da sempre in prima linea nella battaglia contro il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza, ha affermato l'ambasciatore Giovanni Caracciolo di Vietri.
Riguardo agli attacchi contro i campi rom, la delegazione italiana ha sottolineato che tutte le autorità e i partiti hanno condannato tali fatti e che i responsabili saranno perseguiti secondo la legge.
Poi è arrivata anche la presa di posizione ufficiale della Farnesina, che in una nota fa rilevare come "esprimere valutazioni premature su proposte che ancora il Parlamento italiano non ha discusso desta sorpresa, ma non condizionerà il dibattito politico nazionale, che sarà come sempre trasparente ed aperto al contributo di maggioranza ed opposizione".

Ancora il ministero degli Esteri: "In ogni caso, si tratta di una questione che non ha nulla a che vedere con la xenofobia o con la discriminazione su base razziale, e che affronta invece il fenomeno dell'immigrazione illegale e degli strumenti legislativi per ridurlo, nell'ambito beninteso delle garanzie previste dall'ordinamento giudiziario e nel pieno rispetto delle direttive dell'Unione Europea".

 

La posizione della Chiesa. Il Vaticano stamattina è tornato a intervenire sul dibattito in corso in Italia sul tema dell'immigrazione clandestina, dopo le parole del cardinal Bagnasco, presidente della Cei, contro la permanenza prolungata nei cpt prevista dal pacchetto sicurezza del governo. Il prelato, che si trova a Nairobi per il congresso panafricano dei delegati delle Commissioni episcopali per le migrazioni, ha risposto a una domanda relativa alla questione immigrazione ai microfoni della Radio Vaticana. E ha aggiunto: "Mi ritrovo personalmente nell' opinione espressa dalla minoranza a Bruxelles". E cioè che gli stranieri, come i cittadini dei Paesi Ue, non debbano essere arrestati per aver infranto una legge amministrativa.

Il prelato ha aggiunto: "Ho appena studiato il Progetto di Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di Paesi terzi soggiornanti illegalmente attualmente in fase di elaborazione". Monsignor Marchetto ha poi detto che la Chiesa deve insistere sulla "linea dell'accoglienza".

fonte: www.repubblica.it

 


Accordo tra oltre 100 Paesi per la messa al bando delle bombe a grappolo

E il Senato vota un «sì» unanime all'ordine del giorno bipartisan per il ripudio delle "cluster bomb"

DUBLINO - Oltre 100 Paesi riuniti a Dublino hanno deciso di siglare un trattato per la messa al bando delle bombe a grappolo (le famigerate "cluster bomb") devastanti per la popolazione civile. Il trattato prevede anche la distruzione degli arsenali nel giro di otto anni. La svolta a Dublino è giunta dopo dieci giorni di intense trattative. L’ultima bozza del trattato, permette ai Paesi aderenti di continuare a cooperare nel settore della difesa con i Paesi non firmatari. L’accordo lascia però aperta la porta per l’impiego di bombe a grappolo più piccole di nuova generazione, in grado di colpire gli obiettivi con maggiore precisione e provviste però di un sistema di autodistruzione. Usa, Russia e Cina, principali Paesi produttori di questi micidiali ordigni, non hanno partecipato alla conferenza di Dublino.

SI' DEL SENATO ITALIANO - Nel frattempo è arrivato anche il «sì» unanime dal Senato italiano all'ordine del giorno bipartisan per la messa al bando delle cluster bomb. Il testo votato da Palazzo Madama è il punto d'incontro delle mozioni presentate da Pdl e Pd alla Conferenza internazionale di Dublino. «Desidero esprimere viva soddisfazione per la tempestività con la quale il Senato ha approfondito e offerto il proprio contributo su una questione tanto importante quale l'utilizzo delle cosiddette bombe a grappolo». ha detto il presidente del Senato Renato Schifani al termine della seduta che approvato all'unanimità l'ordine del giorno "bipartisan" per la messa al bando delle "cluster bomb". «Per le loro caratteristiche - ha aggiunto Schifani- le bombe a grappolo possono arrecare danno diretto alla popolazione civile ledendo le norme di un diritto internazionale autenticamente umano. L'appello che il Santo Padre ha rivolto agli uomini di buona volontà del nostro tempo, penso sia stato accolto da questo ramo del Parlamento con spirito di autentico servizio per la comunità internazionale tutta».

BROWN - Anche il primo ministro britannico, Gordon Brown, ha annunciato l'eliminazione di tutte le bombe a grappolo dagli arsenali del Paese. Un impegno che ha assunto nel tentativo di sbloccare l'impasse ai negoziati in corso a Dublino per la messa al bando delle bombe cluster, micidiali ordigni che fanno vittime soprattutto tra i civili. «Abbiamo deciso di mettere fuori uso tutti i tipi di cluster bomb», ha detto il leader laburista incontrando i giornalisti a Londra.

Fonte: www.corriere.it

L'accordo è una conquista diplomatica importante, ma l'assenza dal patto di Stati Uniti, Russia, Cina, India, Israele e Pakistan, i maggiori produttori di questi ordigni, toglie inevitabilmente valore al trattato. Altro limite è la questione temporale: entrerà in vigore solo tra otto anni.


 

Le scuole si raccontano...

...e ne discutono con

Adriana Buffardi, Corrado Gabriele, Guido D'Agostino

 

Giovedì, 22 Maggio dalle ore 10.00 alle ore 13.00 nell’Auditorium regionale all’Isola C3 del Centro Direzionale

Incontro con le scuole che hanno lavorato utilizzando il KIT DIDATTICO sui 60 anni della Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

 

Il kit è stato distribuito alle scuole durante l’iniziativa del 10 dicembre scorso e le schede di monitoraggio relative ai percorsi di studio e ricerca, realizzati utilizzando il Kit didattico sui 60 anni della Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, debitamente compilate e restituite all’Archivio Pace, danno conto di un proficuo e significativo lavoro svolto dalle scolaresche. In vista di una iniziativa che sarà organizzata per il prossimo autunno, in cui sarà possibile mettere in Mostra tutti i manufatti, le ricerche, gli spettacoli ed i video prodotti , permettendo anche una fruizione degli stessi per più giorni, in una adeguata dimensione espositiva, proponiamo di avviare un primo incontro con i docenti che hanno risposto alle sollecitazioni dell’Archivio Pace e del Centro di documentazione, organizzando una mattinata di confronto sulle esperienze realizzate, per conoscere ed analizzare insieme successi e limiti dei percorsi effettuati o in via di ultimazione. Saranno mostrate alcune tipologie di esperienze realizzate nei vari gradi di scuola, per facilitare la discussione e proporre l’ ipotesi di creazione di “un format” il più possibile standardizzato, ai fini della realizzazione della Mostra complessiva cui si faceva cenno.