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Lunedì, 16 Giugno 2008

Boicotta la Coca-cola


Campagna di boicottaggio alla Coca- cola

Dal 1989 ad oggi il sindacato colombiano SINALTRAINAL

ha subito decine di sequestri, torture,

minacce di morte, sfollamenti forzati, montature giudiziarie.

8 leader sindacali sono stati assassinati.

Coca-Cola Company è accusata di essere responsabile

di questa campagna repressiva attuata per mezzo degli

'squadroni della morte' dei paramilitari colombiani.

 

 

La Coca-Cola è responsabile della repressione attuata in Colombia dai paramilitari contro il sindacato SINALTRAINAL.

Otto omicidi, innumerevoli sequestri, aggressioni, trasferimenti forzati, montature giudiziarie e minacce.

Inoltre precarizzazione totale della manodopera e salari inferiori al minimo legale previsto in Colombia.

Il governo colombiano assicura l'impunità ai colpevoli di questi crimini.

Si fa appello alla solidarietà internazionale e si chiede a tutti di boicottare i prodotti Coca-Cola per ottenere:

- VERITA': l'accertamento della responsabilità di esecutori e mandanti dei crimini e delle violazioni dei diritti umani;

- GIUSTIZIA: la condanna di esecutori e mandanti, ma anche una politica aziendale che garantisca l'attività sindacale e condizioni giuste per tutti i lavoratori;

- RIPARAZIONE INTEGRALE: il risarcimento dei danni provocati dalla repressione alle famiglie delle vittime.

 

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COCA-COLA E LA COLOMBIA

 

La multinazionale nordamericana persegue in Colombia una politica di totale precarizzazione della manodopera, attraverso l'utilizzo di lavoratori temporanei, i quali vengono continuamente sostituiti e sono costretti ad associarsi in cooperative per essere pagati secondo il lavoro realizzato.

Con questo sistema la retribuzione può scendere al di sotto del salario minimo previsto dalla legge, che oggi è di 375.000 Pesos, circa 125 Euro al mese. Il sindacato chiede che questo tipo di flessibilità finisca, che tutti i lavoratori abbiano contratti stabili e che i salari permettano ai lavoratori di vivere bene.

Il Sinaltrainal chiede inoltre di fermare la politica di delocalizzazione e chiusura degli impianti (ne sono stati chiusi undici), con la soppressione di fabbriche che tradizionalmente hanno operato in Colombia, perchè causano disoccupazione e impoverimento delle regioni dove storicamente vi è questa presenza. Il sindacato esige che questi impianti rimangano aperti, che i lavoratori che stavano lì continuino a lavorare, che si mantengano quelle strutture anche perché i municipi e le regioni dove si trovano possano continuare ad avere delle entrate attraverso le tasse.

Altri fatti gravi riguardano la persecuzione e l'assassinio dei lavoratori che si iscrivono al Sindacato, la violazione delle libertà sindacali e gli innumerevoli casi di sequestri, intimidazioni, torture e incarcerazioni arbitrarie che spesso avvengono nel mezzo di trattative e negoziazioni con l'impresa.

Per portare avanti la massimizzazione dei profitti e la politica di contenimento dei costi attraverso la precarizzazione dei lavoratori, è necessario annientare il sindacato che a questa politica si oppone con forza.

E’ una politica violentissima che si prolunga dal 1987 .

Nel paese è in corso uno stato di guerra non dichiarata che gruppi paramilitari chiamati AUC (Autodifese Unite di Colombia),appoggiati dall’Esercito regolare e dalla polizia e coperti dal Governo (in seguito ai crimini nessuno viene processato) portano avanti contro tutte le organizzazioni sindacali, politiche, indigene e contadine colpevoli di non condividere la politica neoliberista del Governo di Alvaro Uribe Velez. Da circa 30 anni esiste un’alleanza tra proprietari terrieri, industriali, banchieri, grandi burocrati dello Stato ,partiti politici tradizionali, militari, membri delle forze di sicurezza dello Stato e nordamericani.

Questi soggetti, uniti ai narcotrafficanti, hanno disegnato un progetto di aggressione contro la popolazione su territorio nazionale. Agiscono con la guerra selettiva: assassinio dei dirigenti politici e sociali di sinistra e generalizzazione del terrore con massacri senza nessuna motivazione apparente che servono a fare in modo che la popolazione,i sindacati, i contadini non si organizzino e non protestino contro l’operato dello Stato e contro il neoliberismo (precarizzazione del rapporto di lavoro, smantellamento dello Stato Sociale), che in Colombia ha prodotto un livello di povertà estrema. Il paramilitarismo opera con impunità assoluta, colpisce in accordo con gli ordini impartiti dai capi politici: le oligarchie, le multinazionali e i capi militari. I paramilitari compiono una funzione antisovversiva, in linea con la dottrina per la sicurezza nazionale applicata dai nordamericani: distruggere qualsiasi base sociale e qualsiasi legame possa avere la popolazione con le forze insorgenti della Colombia per impedire che abbiano un appoggio politico e sociale.

L'obiettivo è quello di controllare le zone del territorio dove forti sono gli interessi del grande capitale straniero e di garantire la totale libertà d'azione delle multinazionali (perchè possano attuare una politica di privatizzazione). Per questi motivi sono stati uccisi 4.000 sindacalisti negli ultimi 18 anni in questo paese.Altri sono dovuti fuggire o sono stati incarcerati e torturati. Ci sono state pressioni anche sulle famiglie dei dirigenti.

Il Sindacato è una delle più importanti organizzazioni che cercano di contrastare tali ingiustizie. Per restringerne la possibilità di rappresentanza la Coca-cola utilizza lavoratori interinali, che in Colombia non godono di nessuna tutela, neanche del diritto al salario minimo.

Il Sindacato lotta per far finire questa persecuzione e perchè la Coca-cola smetta di violare il diritto a sindacalizzarsi: i lavoratori non sindacalizzati che hanno un contratto a tempo indeterminato vengono obbligati a rinunciare alle convenzioni collettive di lavoro e vengono isolati. Se un lavoratore parla con un lavoratore sindacalizzato l’impresa gli sospende il contratto. La Coca Cola deve rispettare le normative minime sul lavoro in vigore nel pae-se, sancite dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro. Deve rispettare le convenzioni collettive, smettere di operare in modo arbitrario violando tutti i passaggi determinati dalla legge colombiana e infrangendo tutti i prin-cipi stabiliti a livello internazionale sulla libertà sindacale. Non deve aggirare il riconoscimento dei diritti minimi dei lavoratori con l'assunzione di manodopera attraverso aziende di intermediazione.

Per questa politica di repressione, presso il tribunale di Atlanta, USA, il SINALTRAINAL ha depositato una richiesta di incriminazione contro la Coca-Cola, per violazione dei diritti umani.

Questi fatti hanno spinto il Sindacato colombiano a lanciare una campagna per il boicottaggio di tutti i prodotti della Coca Cola Company (espulsione dai centri educativi, dalle scuole, dalle università, dagli spazi pub-blici, sportivi, culturali e sociali) alla quale hanno aderito centinaia di associazioni di tutto il mondo!

 

REBOC è la Rete Italiana Boicottaggio Coca-Cola, che è nata ufficialmente a Roma il 22 Luglio 2003, giorno di inizio dell’anno di boicottaggio internazionale della Coca-Cola, per promuovere la campagna in Italia.

 

 

Il boicottaggio internazionale è stato proclamato dal sindacato colombiano SINALTRAINAL per gravi violazioni dei diritti umani e sindacali attuate in Colombia dai paramilitari su mandato della multinazionale di Atlanta e con la copertura del Governo e delle forze dell’ordine colombiane.

Alcune tra le associazioni promotrici della REBOC lavorano da anni sull’America Latina ed in particolare sulla difficilissima situazione colombiana, avendo tra l’altro partecipato in diverse occasioni a carovane di solidarietà e ad incontri internazionali direttamente sul posto.

La Rete si organizza per nodi locali presenti su tutto il territorio nazionale, grazie all’adesione di più di 100 tra piccole e grandi associazioni, sindacati, partiti politici ed enti locali e di più di 20.000 persone presenti in tutta Italia.

 

 

www.nococacola.info

vignetta Coca-cola


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