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Ingrid Betancourt libera
Dopo oltre sei anni, è finito il calvario di Ingrid Betancourt: l'esercito colombiano ha liberato l'ex candidata presidenziale e altri 14 ostaggi in mano alle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc) - tre americani e undici militari colombiani - in un blitz nella regione meridionale di Guaviare.
L'ICONA ANTI-CORRUZIONE - Simbolo della lotta a corruzione e narcotraffico in Colombia, l'ex candidata dei Verdi alle presidenziali del 2002 fu fermata a un posto di blocco il 23 febbraio dello stesso anno, lungo la strada per San Vincente de Caguan, capoluogo della zona di distensione che per tre anni era stata affidata alla guerriglia e utilizzata per i negoziati tra le milizie delle Farc e il governo di Bogotà. Con lei viaggiavano la responsabile della campagna elettorale, Clara Rojas, un membro de suo staff e una fotografa francese. Gli ultimi due proseguirono il viaggio, Betancourt e Rojas furono invece «trattenute» dalle Farc. La trasferta a San Vincente era stata sconsigliata dalle autorità colombiane perché i colloqui di pace con le Farc, rilanciati ciclicamente, erano in quel periodo in una fase di stallo. Nata 46 anni fa da un'ex Miss Colombia, nota per il suo impegno in favore degli orfani di Bogotà, e da padre francese, che negli anni '60 fu ministro dell'Educazione proprio in nel Paese sud-americano, Betancourt è cresciuta tra quest'ultimo e la Francia. Nel 1990, dopo la laurea in Scienze Politiche a Parigi, decide di trasferirsi nella patria materna, e da subito lancia la sua sfida alla corruzione e al traffico di droga. Nel 1994 si candida alle elezioni ed è eletta deputato in Parlamento, grazie soprattutto alla sua originale e coraggiosa campagna che ha per simbolo un preservativo: lei stessa ne distribuisce per le strade «perché la corruzione è come l'Aids».
LE BATTAGLIE - Nel 1998 è eletta senatrice, e le sue battaglie contro politici corrotti e narcotrafficanti diventano sempre più incalzanti. Tanto da subire minacce e attentati. Decide allora di rendere pubblica la sua lotta in tutto il mondo. Nel 2001 pubblica il libro «Forse mi uccideranno domani», tradotto tra l'altro in francese, inglese, italiano e persino in giapponese, ed edito in Italia dalla Sonzogno. Nel 2002, la svolta politica: Betancourt fonda il partito «Ossigeno Verde» e si candida alle presidenziali di maggio. La sua corsa si è fermata due mesi prima del voto, sulla strada per San Vincente. Ora che si è avuta conferma del fatto che è ancora viva, quella corsa potrebbe forse, finalmente, riprendere. (fonte:Corriere della sera)