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Lunedì, 29 Settembre, 2008

Uccisa Malalai Kakar, celebre poliziotta afgana.


Era uno dei simboli del Paese, esperta di crimini contro le donne.

Kandahar-Afghanistan. Uccisa davanti casa, mentre usciva dalla sua abitazione e in auto si stava recando al dipartimento crimini contro le donne di Kandahar, che dirigeva da circa due anni.

Malalai Kakar era un'eroina nazionale, simbolo della rinascita femminile nell'era post talebana. Colpita alla testa è morta sul colpo e suo figlio è rimasto gravemente ferito ed è in coma, ha dichiarato Zalmay Ayoobi, portavoce del governatore di Kandahar.

Proveniente da una famiglia di agenti di polizia, Malalai era entrata nell'arma nel 1982. Durante il regime dei talebani le era stato impedito di lavorare. Un divieto che non l’aveva scoraggiata e, dopo la caduta degli studenti del Corano, nel 2001, era stata la prima donna di Kandahar ad arruolarsi in polizia.

Come molte altre sue colleghe Malalai ha indossato il burqa durante il lavoro: una sua scelta – come aveva dichiarato in un’intervista alla Bbc nel 2004 - nessuno l'aveva forzata a farlo, e in molte occasioni si era rivelato utile durante le perquisizioni, ma due anni fa aveva rinunciato a portarlo, Ma non si muoveva mai senza arma d'ordinanza e sempre insieme a un uomo della sua famiglia, rivelano fonti della polizia locale.

Da tempo nel mirino dei talebani, che hanno rivendicato l’assassinio, ed era scampata più volte ai tentativi di assassinio.

Malalai era diventata la poliziotta più famosa del Paese dopo aver ucciso tre killer durante un precedente attentato. Come lei, anche la precedente responsabile del dipartimento crimini contro le donne di Kandahar è stata uccisa con le stesse modalità due anni fa.

Quarantanni e sei figli, Malalai aveva i gradi di capitano e dirigeva il dipartimento reati contro le donne della polizia di Kandahar, la grande città del sud del Paese ritenuta la roccaforte dei talebani.

Figlia e sorella di un poliziotto, impegnata in polizia dalla fine degli anni Ottanta, era fuggita dall'Afghanistan con l'arrivo al potere dei talebani, per poi riprendere l'incarico alla caduta del loro regime a fine 2001. Aveva attirato l'attenzione, con numerosi articoli, della stampa afgana e internazionale, ed era molto rispettata a Kandahar, soprattutto per il suo coraggio.

La sua morte va ad aggiungersi al lungo elenco di poliziotti afgani che continuano a pagare un pesante tributo alla violenza che insanguina il Paese. Circa 720 poliziotti sono stati così uccisi durante gli ultimi sei mesi, secondo il ministero degli Interni. Nel giugno scorso, un’altra poliziotta era stata uccisa a colpi di arma da fuoco nella provincia di Herat, nell'ovest dell'Afghanistan, e la polizia locale aveva accusato i talebani di questo omicidio, che sarebbe stato il primo di una donna poliziotta da parte dei ribelli fondamentalisti. I talebani hanno lanciato una guerriglia mortale da quando sono stati estromessi dal potere alla fine del 2001 da una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Le violenze sono aumentate di intensità quasi da due anni, malgrado la presenza di 70mila soldati di due forze multinazionali, uno della Nato, l'altra sotto comando statunitense (Enduring Freedom).


fonte: www.deltanews.it