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Lunedì, 17 Novembre, 2008

Darfur, cessate il fuoco credibile?


Sudan / Dopo l’annuncio del presidente

 
 
 
Il presidente sudanese Omar El-Bashir ha annunciato il cessate il fuoco immediato nel Darfur e un piano di disarmo unilaterale per le forze armate. I ribelli del Jem annunciano che non lo rispetteranno e criticano le iniziative della piattaforma filo-governativa per la pace.


“Annuncio solennemente un cessate il fuoco incondizionato tra le forze armate e le fazioni in guerra, purché venga messo in atto un meccanismo di controllo efficace e controllato da tutte le parti coinvolte”. Parole solenni queste, pronunciate durante la conferenza stampa di ieri da Omar Hassan El-Bashir, in relazione al Darfur. Un cessate il fuoco immediato e soprattutto incondizionato per porre fine alla guerra che dilania il Darfur da ormai cinque anni. La decisione è stata resa nota davanti a personalità internazionali, e segue quanto indicato dal Sudan People’s Forum, cui partecipano governo e opposizione ma boicottata dai ribelli del Sudan Liberation Army (Sla) e del Justice and Equality Movement (Jem). Le negoziazioni della piattaforma dovrebbero portare ad una conferenza di riconciliazione entro la fine del 2008 in Qatar, ma i ribelli del Jem hanno già annunciato che non vi prenderanno parte. Il presidente sudanese ha anche affermato di voler lanciare una campagna per disarmare le milizie e ridurre l’uso delle armi da parte delle forze armate.
Perfetto è anche il tempismo di questo annuncio, che potrà influenzare i procedimenti giudiziari iniziati con le indagini del procuratore Luis Moreno-Ocampo, con le accuse di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi durante una guerra che dal 2003 ha visto fronteggiarsi l’esercito sudanese e milizie arabe janjaweed da una parte, e ribelli del Sla e Jem dall’altra. Lo stesso El Beshir avrebbe armato le milizie janjaweed contro altri gruppi ribelli e contro la popolazione civile, vittima di omicidi, torture, saccheggi e stupri durante la guerra civile che ha causato oltre 300.000 vittime e 3 milioni di sfollati. Proprio nelle prossime settimane la Corte Penale Internazionale riceverà le prove supplementari richieste ad Ocampo, e le dichiarazioni di El Beshir costituiscono un argomento potenzialmente spendibile per i governi e istituzioni internazionali che vogliono frenare questi procedimenti giudiziari. Con un cessate il fuoco ed un piano di disarmo già annunciati, con quale legittimità emettere il primo mandato d’arresto contro un presidente in carica, e rischiare di compromettere la pace in Darfur?

A quando i fatti?

Ma questo cessate il fuoco non è il primo annunciato da El-Bashir. Nel 2006 l’accordo tra governo e Sla era fallito ed oggi le posizioni dei gruppi ribelli fanno temere che anche queste dichiarazioni rimangano lettera morta. Infatti poche ore dopo l’annuncio, i ribelli del Justice and Equality Movement hanno respinto l’invito a fermare scontri e violenze, aggiungendo di non riconoscere alcuna legittimità al Sudan People’s Forum. Per Ahmed Hussein, portavoce del gruppo intervistato dall’agenzia Reuters, si tratta di un’iniziativa “di facciata”, rivolta a placare le critiche del mondo occidentale, mentre un vero cessate il fuoco dovrebbe essere instaurato da negoziati ufficiali con il con la mediazione delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana. Solo in quel caso il Jem si è detto pronto a partecipare alle discussioni.
Inoltre le dichiarazioni di El- Bashir hanno “glissato” sulle proposte avanzate dalla commissione popolare sudanese. Il Sudan People’s Forum aveva infatti raccomandato il rilascio di prigionieri politici del Darfur e la creazione di una vice-presidenza da destinare alla regione, gesti concreti per dimostrare la disponibilità di Khartoum ai ribelli. Elementi che non sono stati nemmeno evocati dal presidente.
Secondo p. Felix de Sousa Martins, che abbiamo contattato a Nyala nel Sud Darfur, si tratta di un ennesimo annuncio, cui non seguiranno sostanziali cambiamenti nella politica di El-Bashir, né una reale costruzione della pace. Per la popolazione delle regioni occidentali del Sudan la formula araba “inch’allah” (se Dio vorrà) è la risposta più frequente al problema della pace in Darfur, a sottolineare che poca fiducia rimane oramai nelle azioni concrete del governo. Ad esempio rimane aperta la questione delle armi in Darfur: come parlare di sviluppo e pace per questa regione se i fatti mostrano che Khartoum non ha mai fatto nulla per il disarmo? Una domanda semplice quanto “scomoda”, perché rischia di ritorcersi contro quella stessa comunità internazionale, guidata dal segretario generale delle Nazioni Unite e dalla missione UNAMID, che si è rallegrata per il “grandioso passo avanti” annunciato da El-Bashir.
di Benedetta Pagotto
 
Fonte: Nigrizia
 


 


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